+++venerdì, 28 aprile 2006+++

SECONDA FUMATA NERA ALLA CAMERA
VOTAZIONE ANNULLATA AL SENATO

SENATO
Tutto da rifare al Senato, dove si ripete a partire dalle 22 il secondo scrutinio. La consultazione è stata infatti annullata perché è mancato l'accordo su tre schede contestate al candidato dell'Unione, indispensabili per raggiungere il quorum di 162 voti. Sulle schede discusse era scritto 'Francesco Marini' invece che 'Franco Marini'. Al primo scrutinio, Marini aveva ottenuto 157 voti. Il candidato della Cdl Giulio Andreotti 140 voti. 15 Calderoli per la Lega, 1 Giulio Marini. 5 le schede bianche, 4 le nulle.

CAMERA
Al secondo tentativo a Montecitorio, Bertinotti ha racolto 302 voti, D'Alema 51. Le schede bianche sono state 180, 14 le nulle. Commentando il risultato sia delle schede bianche che degli altri voti attribuiti ad altri deputati il leader del Prc sottolinea: "Si tratta del giochino fatto dalla destra". Concorde con Bertinotti è anche Franco Giordano che aggiunge: "I voti in più dati a D'Alema sono della destra che lo ha fatto in modo strumentale. Ripeto - conclude - è una guerriglia della destra".

(Fonte: Ansa)

Per la Camera il discorso è solo rimandato a domani. Per il Senato il quorum era stato raggiunto ma, come al solito, la destra ha mostrato la sua faccia (3 schede annullate e quorum non raggiunto). L'unico dato certo è che Andreotti non verrà eletto (con immenso dolore di Schifani che oggi pomeriggio ha predetto, dopo il primo voto, addirittura la vittoria del senatore a vita). 


 


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+++giovedì, 27 aprile 2006+++

L’ultimo disastro di Berlusconi

 

Così Berlusconi eviteràil processo per il caso Sme
di LUCA FAZZO

MILANO - Era tutto pronto: individuata la sezione, depositate le carte. Al processo d’appello a Silvio Berlusconi per gli affari Squillante e Sme mancava solo la fissazione della data d’inizio, probabilmente subito dopo le elezioni. E al premier sarebbe toccato tornare a difendersi dalle accuse lanciate contro di lui da Stefania Ariosto e dall’arido linguaggio delle rogatorie che per la procura dimostravano il suo ruolo nelle mazzette smistate da Cesare Previti ai giudici di Roma. Invece salta tutto. Il processo d’appello non si farà. La legge approvata ieri in via definitiva dal Senato cancella i processi di secondo grado per tutti i casi in cui l’imputato sia uscito incolume dal primo giudizio.

E proprio questo è ciò che accadde il 10 dicembre 2004, quando il tribunale presieduto da Francesco Castellano - oggi indagato per le sue “soffiate” nella vicenda Unipol - emise la sua sentenza: per la vicenda Sme Berlusconi fu assolto, per i soldi a Squillante il reato fu dichiarato prescritto. Contro entrambe le decisioni la Procura ricorse in appello. Ma la straordinaria calma con cui la Corte d’appello ha gestito la pratica - le motivazioni della sentenza venero depositate nell’aprile 2005, poi non è accaduto più nulla - ha permesso che arrivasse prima la legge Pecorella. Ora solo il vaglio della Cassazione separa il Cavaliere dalla liberazione definitiva dal più insidioso dei suoi grattacapi giudiziari.

Ma Silvio Berlusconi non è certo l’unico imputato importante a venire beneficiato dalla legge varata ieri. Anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, eviterà la noia di un giudizio d’appello per la vicenda della discarica di Cerro Maggiore, dove era accusato di corruzione per avere robustamente favorito Paolo Berlusconi: assolto il 20 dicembre scorso dai giudici di primo grado, la Procura aspettava le motivazioni per depositare il ricorso, ora potrà sperare solo nella Cassazione.

Ma anche in universi assai differenti la svolta voluta dalla Camera si farà sentire. La nuova legge, per esempio, toglie d’impiccio i cinque militanti islamici che il 9 maggio scorso - con una sentenza analoga a quella di pochi mesi prima del giudice Clementina Forleo - il tribunale di Milano assolse dall’accusa di terrorismo internazionale. Anche per loro, il ricorso che la Procura aveva già depositato è da ieri carta straccia. In questo caso gli effetti della nuova norma sono quasi paradossali. Infatti proprio ieri, nel corso di un altro processo celebrato a Milano un “pentito” ha fornito elementi molto concreti per ritenere che i cinque estremisti fossero effettivamente collegati ad organizzazioni terroristiche quali Ansar al Islami, affiliata alla galassia di Al Qaeda.

Queste nuove prove sarebbero potute entrare nel processo d’appello, mentre in Cassazione - unico passaggio per i cinque prima dell’assoluzione definitiva - la valutazione di nuove prove è interdetta dal codice. E lo stesso accadrà qua e là in tutta Italia, per imputati illustri od oscuri. “La parità tra accusa e difesa - dice Armando Spataro, procuratorie aggiunto a Milano - da oggi appartiene al passato. Ai pubblici ministeri ormai resta in canna un colpo solo, come al reduce del Cacciatore: fallito quello, fallito tutto”.

E c’è chi sta curiosando nel passato, per individuare quali grandi processi avrebbero avuto una sorte diversa se questa legge fosse entrata in vigore all’epoca in cui si celebrarono. Gli esempi non mancano: uno fra tutti, il processo per i 157 morti per cancro al Petrolchimico di Porto Marghera, dove una sentenza che aveva assolto con formula piena i dirigenti della Montedison venne impugnata dalla Procura. In secondo grado, cinque dei dirigenti vennero condannati per la morte di un operaio: uno solo, una sentenza quasi simbolica. Ma con la legge approvata ieri, non ci sarebbe stata neppure quella.

(13 gennaio 2006)

(Fonte: La Repubblica)

E così fu. Però solo due mesi fa chi criticava tutto ciò parlava di complotto comunista…. intanto il Cavaliere si è salvato da un altro processo.


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E ORA?

tre soldati uccisi in Iraq
giovani ma di esperienza

ROMA - Nicola Ciardelli, Franco Lattanzio, Carlo De Trizio. Tre nomi e altrettante facce di un’Italia che ha imparato nel corso degli anni del conflitto iracheno a soffrire in silenzio. E sono nomi che vanno ad aggiungersi a un lunghissimo elenco fatto di dolore, ma sono soprattutto storie di vite quotidiane spezzate, distrutte lontano da casa. E, loro malgrado, da oggi sono diventate le nuove icone dell’impegno italiano in quelle parti del mondo sconvolte dalle guerre.

Nicola Ciardelli era nato a Pisa l’11 settembre del 1972, capitano del 185esimo battaglione dei paracadutisti di Livorno. La notizia della morte è arrivata quasi contemporaneamente ad Avellino, dove si trova in vacanza la moglie, Giovanna Netta che è di origini irpine, e il figlio nato a febbraio e a Pisa dove, nelle stesse ore, un ufficiale ha bussato alla porta di casa dei genitori del capitano per comunicare la notizia della morte del militare. Ciardelli era alla sua seconda missione in Iraq. Lì c’era già stato scorso anno e sarebbe dovuto rientrare a giugno. Alle spalle una lunga esperienza, nonostante i suoi 34 anni. Aveva già partecipato ad analoghe missioni in Afghanistan e Bosnia. Appena ieri aveva chiamato la moglie. Una telefonata per rassicurare i familiari e avere notizie del figlioletto di appena due mesi. Il capitano Ciardelli era partito infatti per la missione in Iraq 15 giorni dopo la nascita del figlio Nicolò. Davanti all’edificio in cui abitano i suoceri e dove si trovano da alcuni giorni la moglie ed il bimbo, sosta un gruppo di cittadini sgomenti. Dolore e solidarietà si mescolano nei giudizi della gente, mentre il picchetto di carabinieri filtra gli ingressi della casa. Tra i primi a raggiungere il capoluogo irpino, Antonio Bassolino, che ha espresso il cordoglio della Regione Campania. Con lui anche il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso. Ciardelli aveva conosciuto la moglie Giovanna, durante un viaggio. Il padre della vedova, Emilio è un dipendente della Regione Campania, la madre, Adriana De Martino, insegna alla scuola media “Dante Alighieri” del capoluogo irpino.
“Sono orgogliosa di mio figlio”. Sono queste le prime parole pronunciate a Pisa dalla mamma del militare caduto in Iraq. La donna ha da poco lasciato l’abitazione dove vive, in via Fermi, per raggiungere una delle due figlie, ricoverata in ospedale dopo aver partorito nei giorni scorsi. L’appartamento della madre di Ciardelli è meta di un mesto pellegrinaggio di parenti e amici. La donna ha continuato a ricevere visite mantenendo la forza di rispondere a tutti e continuando a ripetere “sono orgogliosa di mio figlio”.

Franco Lattanzio, maresciallo capo dei carabinieri aveva 38 anni. Nato a Pacentro, un paesino di appena 1.300 abitanti in provincia dell’Aquila. Da otto anni prestava servizio nel reparto operativo del comando provinciale di Chieti dei Carabinieri. Celibe e senza genitori Lattanzio lascia un fratello e una sorella che non hanno mai abbandonato l’Abruzzo e un’altra sorella emigrata in Australia. Per lui, quando è arrivata la notizia della tragedia, si è fermata la seduta d’insediamento del nuovo consiglio regionale.

Carlo De Trizio, 37 anni, originario di Bisceglie, in provincia di Bari, si era trasferito a Roma da tempo. Lascia una fidanzata e i genitori, commercianti molto noti nella cittadina pugliese. Maresciallo capo del nucleo radiomobile dei carabinieri di Roma, era alla sua seconda missione estera ed era partito nei primi di aprile. Capo equipaggio, era stato anche lui in Iraq tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005. I suoi colleghi trattengono a stento l’emozione. Lo ricordano come un carabiniere “sempre motivato e pronto ad esporsi in prima linea”. “Mi sono fermato in caserma per chiedere dove fosse la sua auto. Aveva chiesto ad un amico un telone per coprirla e glielo avevo comprato. Così, una volta entrato, ho saputo quello che gli è successo”. E’ il racconto di Marco, 37 anni, che conosceva Carlo De Trizio. E’ arrivato in caserma in bicicletta. Pensava fosse una giornata come tutte le altre. Invece, e’ uscito sconvolto dal comando del nucleo Radiomobile del Torrino. “Una tragedia immensa” - racconta tra le lacrime- “So che la fidanzata non voleva che partisse…”.
A Bisceglie la mamma di De Trizio è stata colta da malore e soccorsa in casa dai sanitari. Il padre è l’ex direttore dell’Ufficio Postale di Corato. Dopo un breve ritorno a Bisceglie, il maresciallo De Trizio, era ripartito per Nassiriya. Il militare era iscritto all’Università e voleva laurearsi in Giurisprudenza. Il Comune ha proclamato il lutto cittadino per due giorni.

(27 aprile 2006)

(Fonte: La Repubblica)

E ora i simpatici amici di destra hanno già urlato il loro sdegno nei confronti di quei 4 imbeccili (perchè quello sono) che inneggiavano a 10-100-1000 Nassiriya. Ma questi 3 nuovi morti li ha sulla coscienza quel 50% del popolo italiano che, per non pagare l’Ici o abboccare a qualche altra improbabile promessa del Cavaliere, ha, con il suo voto, avallato la politica guerrafondaia del petrolio al servizio di Bush di questo governo di fascisti e bombaroli. Bravi, avanti così….. ma risparmiateci le lacrime di coccodrillo.


Postato da befree alle 17:46
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E IL CAVALIERE NON CI STA

 

ROMA - "Tanti brogli: sono fiducioso, il risultato deve cambiare...". Così si è espresso il premier Silvio Berlusconi conversando con i giornalisti uscendo da Palazzo Chigi. "Ma che equamente divisi, sono brogli unidirezionali, assolutamente unidirezionali", ha aggiunto Berlusconi. Il premier ha chiarito di "averne parlato con il Capo dello Stato".

"Ci sono i verbali di 60 mila sezioni da verificare, uno per uno". Lo ha detto Silvio Berlusconi sottolineando che "il risultato deve cambiare perché ci "sono brogli a non finire in diversi posti in tutta Italia. E questo emerge da cose precise". Pensavate di esservi liberati di me?".

BERLUSCONI, CONTROLLARE ERRORI O IRREGOLARITA'
In una dichiarazione diffusa ieri sera Silvio Berlusconi ha ribadito che ritiene necessaria, vista l'esigua differenza tra i due schieramenti, che si vada ad una "verifica scrupolosa e un controllo rigoroso, tesi ad accertare ogni possibile errore o irregolarità".

PRODI: BERLUSCONI DEVE ANDARE A CASA
"Abbiamo vinto e Berlusconi è inutile che tenti di innestare ritardi. Berlusconi deve andare a casa". Lo ha detto Romano Prodi, dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio sui "brogli" elettorali, aprendo a Bologna la manifestazione per la vittoria dell'Unione.
In serata il Professore ha avuto un colloquio telefonico con il ministro dell'Interno Beppe Pisanu. E' quanto si apprende in ambienti del centrosinistra.

PRODI A BERLUSCONI: NESSUN DUBBIO SU NOSTRA VITTORIA
"In queste ore per gettare ancora inquietudine nonostante la sconfitta, Berlusconi continua a insinuare sulla pulizia della nostra vittoria. Vi posso assicurare che non c'é alcun dubbio sulla nostra vittoria": lo ha detto Romano Prodi, parlando a Bologna.

"Berlusconi controlla tutte le prefetture e il ministero dell'Interno. E' anche probabile che Berlusconi imbrogli anche se stesso. Chi è abituato a imbrogliare lo fa anche con se stesso": lo dice Romano Prodi, parlando a Bologna. "Non si è mai visto un partito - prosegue - che non accetta il risultato delle urne. Una ragione in più per mandarlo a casa".

PRODI: GOVERNO ENTRO MAGGIO, AVRA' UNA MIA FORTE IMPRONTA
"Mi gioverò delle prerogative che la costituzione da al candidato Presidente del Consiglio designato di avere un governo che tenga conto della composizione politica della maggioranza ma abbia una forte impronta del primo ministro". Lo ha detto il leader dell'Unione Romano Prodi rispondendo ai giornalisti stranieri che gli chiedevano nomi o indicazioni sul futuro governo dell'Unione.

PRODI: L'INCARICO AL NUOVO GOVERNO A MAGGIO
''Certamente in maggio, nella prima o seconda parte, a seconda di quello che garantiranno i presidenti di Camera e Senato che vedranno se il voto di fiducia si puo' fare subito o dopo la nomina del presidente della Repubblica''. Cosi' il leader dell' Unione Romano Prodi si e' espresso nella conferenza alla Stampa Estera sui tempi di formazione del nuovo esecutivo.
''Si fara' - ha affermato Prodi - il piu' presto possibile. Ciampi che ho incontrato oggi mi ha detto che gli aspetti giuridici e i tempi tra il completamento degli organi parlamentari e la nomina del nuovo presidente della repubblica sono estremamente ristretti''. ''O si trova una finestra per la fiducia tra queste due fasi - ha concluso il leader dell'Unione - o si fa dopo la nomina del nuovo capo dello stato: comunque e' una differenza di una decina di giorni''.

PRODI: NON CI SARANNO DIMISSIONI ANTICIPATE DI CIAMPI
''Non ci saranno dimissioni anticipate di Ciampi''. Lo dice il leader dell'Unione Romano Prodi rientrando a Ss Apostoli dopo un colloquio al Quirinale con il capo dello Stato. Prodi dice che il colloquio ''e' andato molto bene''.

PRODI: NON TEMO ALCUN RIBALTAMENTO DEI RISULTATI
''Non ho alcun timore di ribaltamento dei dati, e' una vittoria assolutamente tranquilla''. Cosi' il leader dell'Unione Romano Prodi risponde ai giornalisti stranieri che gli chiedono se teme che la verifica sui voti, chiesta dal premier Berlusconi, possa cambiare il risultato elettorale.
''E' curioso - ha aggiunto Prodi - che Berlusconi sollevi questi dubbi quando ha in mano il ministero dell'Interno, controlla i dati e tutto, tutto, tutto... Non si fida di se' stesso, e' in crisi di identita'''.

CIAMPI: INEVITABILI I TEMPI LUNGHI PER IL NUOVO GOVERNO
I tempi per la formazione del nuovo governo passano attraverso "scadenze e scansioni temporali imprescindibili": c'é inoltre da tenere presente una "lunghezza dei tempi" che è "costituzionalmente obbligata". Questa la puntualizzazione del Quirinale contenuta in una nota dell'ufficio stampa.

VOLONTE' (UDC): GROSSE KOALITION INCOMPRENSIBILE
"Per quanto mi riguarda ritengo l'ipotesi del governissimo una contraddizione incomprensibile nei confronti del risultato elettorale, ancora suscettibile di verifiche". Lo dichiara Luca Volonté presidente dell'Udc alla Camera. "Gli elettori hanno scelto - prosegue Volonté - a verifica conclusa sapremo come stanno le cose. Avventurarsi in ipotesi di grande coalizione, oggi che teoricamente l'Unione è in vantaggio, rischia di dare una sensazione sbagliata agli elettori dell'UdC e della Cdl". "Oggi siamo all'opposizione e confidiamo nella nostra azione responsabile ma fermissima per esaltare le forti contraddizioni della compagine di Prodi che dovrà dimostrare agli italiani se e come saprà governare. Questa - conclude l'esponente Udc - è la regola del buon senso, del mandato che abbiamo ricevuto, delle democrazie occidentali".

PRODI: RITIREREMO LE TRUPPE IN ACCORDO CON BAGHDAD
''Ritireremo le nostre truppe dall' Iraq in accordo innanzitutto con il governo di Bagdhad ed invieremo un contingente civile per aiutare la ricostruzione delle infrastrutture e delle istituzioni irachene''. Lo ha detto Romano Prodi in un articolo per 'Le Monde', nel quale osserva che ''l' intervento in Iraq era ingiusto ed ingiustificato''.

PRODI: BERLUSCONI NON SARA' MAI SUCCESSORE CIAMPI
A nome dell' ''intera coalizione'', Romano Prodi ribadisce un no deciso alla proposta di una grande coalizione prospettata ieri da Silvio Berlusconi. Il giorno dopo la vittoria alle elezioni, il leader dell'Unione e' stato intervistato nel suo studio romano dall'emittente radiofonica francese 'Europe 1' e ha sottolineato con convinzione che quella del centrosinistra e' stata ''una vittoria chiara e riconosciuta da tutti''. ''Non c'e' alcun bisogno di una grande coalizione - ha detto Prodi - perche' abbiamo la maggioranza per governare''. Il Professore ha aggiunto: 'Berlusconi non sara' mai il successore di Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale perche' non ha alcuna, alcuna, alcuna possibilita' di essere presidente della Repubblica'.

(Fonte: Ansa)


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